• La missione del cinema è più quella di dirigere i nostri occhi verso gli aspetti del mondo per i quali ancora non avevamo ancora avuto sguardi, che non porre davanti a essi uno specchio deformante, sia pure di buona qualità.
    Erich Rohmer
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
Non capivo perchè un replicante collezionasse foto.
Forse loro erano come Rachel:
avevano bisogno di ricordi
(Rick Deckard -Harrison Ford-
in Blade Runner di Ridley Scott, 1982)

Si vede meglio con gli occhi della memoria
(Gerard Depardieu a Marushka Detmers
in Due di Claude Zidi, 1988)

 

Quando mi è stato proposto di scrivere del legame indissolubile tra sala cinematografica e memoria una delle prime sequenze che si è affacciata alla mia mente è quella contenuta in A proposito di Henry di Mike Nichols (1991) in cui il personaggio di Harrison Ford, in convalescenza da una ferita alla testa e afflitto da una forte amnesia generale, si reca in una sala a luci rosse di Broadway per 'rinfrescarsi la memoria' riguardo a come comportarsi con la moglie nell'intimità.

Poi mi sono apparse davanti agli occhi le sontuose immagini del fotografo giapponese, da anni residente negli Stati Uniti, Hiroshi Sugimoto.
Sugimoto ha ritratto, in bianco e nero,  una serie di storiche e monumentali sale cinematografiche (movie palaces), rigorosamente vuote, adottando una tecnica di ripresa che contempla lunghe esposizioni della pellicola alla luce.
Le sue fotografie costituiscono una scommessa sulla misura e la dimensione del tempo:  la durata del processo di impressione dell'emulsione e la durata della percezione dell'immagine stessa producono un'estensione sensoriale/temporale ai confini dell'infinito e dell'eterno.
Sugimoto pone la macchina fotografica il più distante possibile dallo schermo e lascia il diaframma aperto per tutta la durata della proiezione di un film, operando un vero e proprio esorcismo nel tentativo di catturare il segreto del rito della sala, consapevole di rendere omaggio alla memoria dell'epoca delle grandi sale e dei grandi numeri di spettatori, oggi assenti e perduti.
La terza cosa che mi è venuta in mente è stata quella di consultare Mi ricordo di Georges Perec (lo straordinario autore di Vita: istruzioni  per l'uso).
Tra i ricordi di cinema ho trovato questo:
"Mi ricordo il cinema Les Agricolteurs e le poltrone del Caméra, e i sedili a due posti del Panthéon" (impareggiabile omaggio minimalista a Parigi, capitale incontrastata della cinefilìa e regno, per eccellenza, delle sale d'essai e dei cineclub).

Andare al cinema, dunque, per recuperare la memoria, ricordare la prima volta in sala cinematografica, recuperare in un cineclub un film della storia del cinema, ricordare nella finzione cinematografica l'atto/il rito di andare al cinema, scrivere di sale cinematografiche in romanzi e diari, ricostruire la memoria dell'esercizio cinematografico e il fascino della bellezza architettonica delle sale di un tempo, ripercorrere e recuperare i ricordi delle figure professionali legate alla sala cinematografica (il proiezionista anziano di Nel corso del tempo  di Wim Wenders, la cassiera  della sala che chiude in L'ultimo spettacolo di Peter Bogdanovich, la cassiera di Vivement Dimanche di François Truffaut,...),...ecco tutta una mappa di possibili percorsi che si intrecciano e si intersecano nella strategia del ragno che avviluppa sala, spettatori e memorie (memorie private e Memoria collettiva).

 

1.1 Spettatori e sale nell'immaginario cinematografico


La memoria pura non rappresenta il passato,
lo recita 
(Henry Bergson)


Come te anch'io ho cercato di lottare con tutte le mie forze contro la smemoratezza.
E come te ho dimenticato.
Come te ho desiderato avere un'inconsolabile memoria, una memoria fatta d'ombra e di pietra.
Ho lottato da sola con violenza, ogni giorno, contro l'orrore di non poter più comprendere il perchè di questo ricordo.
Come te, ho dimenticato.
(Emmanuelle Riva in Hiroshima mon amour
di Alain Resnais, 1959)

Ad un recente festival di Venezia Daniele Segre ha presentato Pareven furmighe film omaggio alle memorie dei cittadini/spettatori della sala cinematografica di Cavriago (Reggio Emilia), oggi restaurata e riaperta con il nome Novecento.
L'impasto dialettale delle voci e l'intensità dei volti delle tante persone interrogate sulla loro relazione con il cinema, mediata dalla visione nella sala del paese, fanno di Pareven furmighe un piccolo gioello di storia (orale) dell'immaginario, in cui ancora una volta i vissuti individuali, la finzione schermica, la Storia con la S maiuscola si intrecciano indissolubilmente.
Il film di Segre sarebbe piaciuto a Federico Fellini (uno dei registi con Woody Allen, Jean-Luc Godard e François Truffaut nei cui film spesso ricorre la messa in scena/messa in memoria del rito della sala), il quale aveva nel cassetto un progetto dal titolo Fulgor, poi mai realizzato:
"Mi piacerebbe fare un film sul cinema Fulgor, raccontando tutto quello che succedeva in quel cinemino, dove un'intera generazione è stata condizionata e in parte protetta, durante gli anni del fascismo, da quelle ombre lucenti, che sul telone raccontavano storie affascinanti, di un paese ricco, libero, felice e divertente come era l'America" (Federico Fellini in Fellini al Fulgor, a cura di Gianfranco Gori, Comune di Rimini, 1987).
Per il centenario del cinema il British Film Institute ha commissionato una serie di storie del cinema dei singoli paesi, lasciando liberi gli autori di costruire e articolare il proprio concept.
Cento anni di cinema polacco, da un'idea (forte) di Krzysztof Kieslowski, diretto da Pawel Losinski, è un viaggio attraverso le passioni e e le sensazioni di un campione, di tutte le età, di spettatori polacchi che con grande spontaneità rievocano il loro coinvolgimento con personaggi, attori, trame situazioni,... di film e ci raccontano della sala, contenitore magico di emozioni e di identificazioni.
Chi scrive, in collaborazione con Marco Borroni e a cura di Massimo Cecconi, ha realizzato per la Provincia di Milano, in occasione della presentazione della ricerca Gli spazi del cinema e del teatro (1993) un percorso video dal titolo Il buio amoroso. Spettatori e sale nell'immaginario cinematografico.
Il titolo prendeva spunto da una poesia di Cecil Day Lewis:

"Entrate nella casa dei sogni,
fratelli e sorelle, lasciando
a dormire i vostri debiti:
la vostra storia alla porta.
Questa è la casa per gli eroi,
e questo buio amoroso
una pelliccia che potete permettervi."

Nel video Il buio amoroso sono intrecciate tra di loro, senza nessun intervento esterno (voce off, titolazioni interne,..) ma solo attraverso un processo di associazioni e di rimandi e attraverso una struttura circolare che evoca e mima il rito della sala (l'esterno della sala -locandine, poster, insegne- la coda alla cassa, la cabina di proiezione, la visione in sala, l'uscita dalla sala) 54 frammenti di film di finzione che raccontano il luogo per eccellenza della fruizione del cinema.
In-finiti (anche se qualcuno ci ha provato a schedarli) sono i film che accennano (semplice location esterna, ad esempio)  o contengono almeno una sequenza che si ambienta in una sala cinematografica ma relativamente pochi i film le cui storie ruotano intorno all'esercizio cinematografico, come luogo di culto, ambientazione thriller o horror, memoria di un passato perduto,...
Il 1988 è stato per il cinema italiano una specie di momento magico per la messa in memoria della sala: sono di quell'anno, infatti, Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore, Splendor di Ettore Scola e Magic Moments di Luciano Odorisio.
Tra i film che mettono in scena la sala come luogo centrale del plot ricordiamo, tra gli altri:
Sherlock Junior (La palla numero 13, USA 1924) di Buster Keaton, Sabotage (Sabotaggio, GB, 1937) di Alfred Hitchcock, Contraband (GB 1940) di Micheal Powell-Emeric Pressburger, Merton of the Movies (USA, 1947) di Robert Alton, The Smallest Show on Earth (GB 1957) di Bill Travers e Virginia McKenna, The Blob (USA, 1958) di Irwin S. Yeaworth Jr, The Tingler (USA, 1959) di William Castle, The Projectionist (USA, 1970) di Harry Hurwitz, The Last Picture Show (L'ultimo spettacolo, USA 1971), The Picture Show Man (Australia, 1977) di John Power, Variety di Bette Gordon (USA 1983), The Purple Rose of Cairo (La rosa purpurea del Cairo, USA 1985) di Woody Allen, Demoni (Italia, 1985) di Lamberto Bava, Coming Up Roses (GB, 1986) di Stephen Bayly, Midnight Movie Massacre (USA, 1986) di Mark Stock, Anguish/Angustia (Spagna, 1987) di Bigas Luna, The Man from Bulvara Kapushinov (URSS, 1988) di Alla Surikova, A Dama do cine Shangai (Brasile, 1988) di Guilherme De Almeida Prado, Apartment Zero (GB, 1989) di Martin Donovan, Matinée (USA, 1993) di Joe Dante, The Last Action Hero (USA, 1993) di John McTiernan, Hercules Returns (Australia, 1993) di David Parker,... 


Paolo Castelli

Continua: 1.2 Spettatori e sale nell'immaginario letterario