• La missione del cinema è più quella di dirigere i nostri occhi verso gli aspetti del mondo per i quali ancora non avevamo ancora avuto sguardi, che non porre davanti a essi uno specchio deformante, sia pure di buona qualità.
    Erich Rohmer
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1.2 Spettatori e sale nell'immaginario letterario


I fratelli Lumiére, che hanno inventato il cinematografo, hanno inventato anche i pop-corn

Le persone che nei cinema stanno alla cassa
il cinema lo odiano

Se la ragazza che hai portato al cinema vuole vedere il film,
o la sposi o dici che non ti senti pronto
e vai in Africa come missionario
oppure la porti a casa
e le dici che poi chiamerai tu
(Gene Gnocchi, Il mondo senza un filo di grasso)
 

Gian Piero Brunetta nella prefazione (dal titolo programmatico 1997: ritorno in sala) alla ristampa del suo classico Buio in sala: cent'anni di passioni dello spettatore (Marsilio)  segnala alcune pubblicazioni, dal 1993 al 1996, che "hanno finalmente tentato di restituire allo spettatore, alla sala e alle passioni provate da più generazioni, il ruolo che spettava loro all'interno della storia del cinema, ma anche della storia del Novecento."
Tra questi libri ne scegliamo alcuni che ci servono un po' da inventario per attraversare e sondare i tanti possibili approcci alla memoria della sala e dello spettatore cinematografici.

In Cet enfant du cinéma, curato nel 1993 da Alain Bergala e Nathalie Bourgeois, per l'Institut de l'image di Aix en Provence "sono raccolte le testimonianze dell'iniziazione cinematografica di 136 personaggi, più o meno legati al mondo del cinema, da Jacques Aumont, Henry Agel e Fernando Arrabal ai registi Jean-Jacques Tacchella e Christian Zarifian".
The Faber Book of Movie Verse, a cura di Philip French e Ken Wlashin, Faber and Faber (1993) è "una poderosa antologia di oltre duecento poeti di lingua inglese, che hanno celebrato il cinema, in tutti i suoi aspetti, dai Nickelodeon fino ai nostri giorni."
The American Poets at the Movies, curato da Laurence Goldstein, Università del Michigan (1994) è un saggio che "analizza le reazioni di scrittori e poeti americani nei confronti di attori e film".
Le spectateur nocturne, curato da Jerome Prieur, edito dai Cahiers du Cinéma, 1993, infine, è "un'antologia di scrittori che hanno parlato delle emozioni della sala cinematografica, che parte da Gorki e arriva alla fine degli anni quaranta con Raymond Queneau e Tom Wolfe, e comprende pagine stupende di Jorge Amado e Pa Kin, Apollinaire e Cendrars, Jules Romains e Francis Scott Fitzgerald, Gottfried Benn e Julien Green, Valery Larbaud e D.H.Lawrence, Yasunari Kawabata e Mauriac, Max Jacob e Remy de Gourmont, senza dimenticare le pagine di Pavese di Ciau Masino e di Vittorini di Piccola borghesia".
Quest'ultimo testo integra, come sottolinea lo stesso Brunetta, l'incredibile lavoro di ricerca e di archiviazione contenuto nella prima edizione di Buio in sala (1989) che già rappresentava un affascinante viaggio nel mondo del buio amoroso, così come è stato raccontato da scrittori, narratori e poeti, più o meno cinefili.
Il libro di Brunetta, scorrendo velocemente la bibliografia propone ricordi e pagine di autori quali: Amado, Barthes, Bioy Casares, Bradbury, Calvino, Camus, Céline, Colette, D'Annunzio, De Beauvoir, De Lillo, Dos Passos, Duras, Eliot, Ginzburg, Hemingway, Hesse, Kafka, Kipling, Lawrence, Leavitt, Marquez, Moravia, Musil, Nabokov, Palazzeschi, Pasolini, Pavese,  Pirandello, Proust, Puig, Queneau, Roth J., Salinger, Sartre, Savinio, Schnitzler, Sciascia, Sillitoe, Simon, Soriano, Tevis, Updike, Vargas Llosa, Yourcenar, Zanzotto...

Paolo Castelli

Continua: 1.3 Frammenti di una topografia perduta. Ovvero della 'teatronomastica cinematografica'