• La missione del cinema è più quella di dirigere i nostri occhi verso gli aspetti del mondo per i quali ancora non avevamo ancora avuto sguardi, che non porre davanti a essi uno specchio deformante, sia pure di buona qualità.
    Erich Rohmer
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1.3 Frammenti di una topografia perduta. Ovvero della "teatronomastica cinematografica"

Poi giunge la sera, in tutte le grandi città - blu chiaro, petto di piccione o grigio - nei tubi sottili si dibatte il serpente di fuoco:

Ars, Roxi, Empire, Plaza, Capitol, Crystal, Olimpia, Rialto, Tivoli, Savoy, Ermitage, Colisee, Gloria, Union, Astoria, Metropol, Meteor, Ritz, National, Strand, Forum -
non sono hotel, ristoranti,
sono sale cinematografiche
(Ilya Ehrenburg Usine des réves)

Ricordare la sala cinematografica vuol dire riconnettere le memorie individuali, gli immaginari privati con la Memoria e l'Immaginario collettivi:
"Vogliamo vedere come l'Homo cinematographicus abbia inscritto e incrociato la propria storia con quelle dei personaggi dello schermo e come tutti gli appuntamenti chiave della sua esistenza abbiano avuto per teatro un Bijou, un Alhambra, un Eden o un Lux..."  (Brunetta)
Memoria della sala cinematografica vuol dire anche nostalgia per il suono perduto di tanti nomi di sale ("sono nomi reali, miraggi, illusioni ottiche, invenzioni fantastiche?") che evocano emozioni, ricordi, incontri, amori, trepidazioni,...
Il mondo delle sale aveva una sua toponomastica particolare - a cui Brunetta dedica un intero capitolo - che oggi è difficilmente rintracciabile nel name landscape delle grandi città.

Proviamo a recuperarne le suggestioni scorrendo l'elenco delle sale di Milano, naturalmente eliminando i nomi recenti, solo milanesi e senza aloni leggendari (ed estensibili ad altre città): Ambasciatori, Apollo, Arcobaleno, Ariston, Arlecchino, Astra, Colosseo, Corallo, Corso, Eliseo, Excelsior, Maestoso, Metropol, Mignon, Odeon, Orfeo, Plinius, President, Splendor, Tiffany, Vip, Centrale, Mexico,...
Ma quante sale sono scomparse e con loro i loro nomi, portatori sani di ricordi come nel caso del cinema Rubino, una delle poche sale milanesi che organizzava proiezioni al mattino richiamando così studenti, cinefili, coppie adolescenti, disoccupati,...
Continuiamo brevemente la nostra esplorazione navigando nei nomi delle sale superstiti della provincia di Milano per rintracciare altri nomi più o meno esotici e magici: Edelweiss, Gloria, Cristallo, Continental, Pax, Golden, Moderno, Capitol, Metropolis, Roxy, Nuovo, Ideal, Lux,...       
Oppure semplicemente gemelli e replicanti di quelli di Milano e di altre città: Apollo, Splendor, Excelsior, Mignon, Ariston, Centrale, Astra, Corallo, Maestoso, Metropol, Arcobaleno,...    
La novità è rappresentata da una forte numero di sale di comunità (una volta si diceva) parrocchiali con variegati nomi di santi che rappresentano l'ultima chance in molte piccole città per quel battesimo cinematografico che è stato un momento chiave nella mitologia dell'infanzia dell'uomo del Novecento.
"Parafrasando il titolo di un libro di Philippe Lejeune (Je est un autre) si può dire che quest'uomo ha lasciato, in forma sparsa, a un primo sguardo quasi invisibile, un'immensa quantità di frammenti di una propria autobiografia legata agli spazi dello schermo e della sala che potremmo, a nostra volta, intitolare: Je est l'ecran." (Brunetta).
Speriamo quindi ancora in conversioni e folgorazioni, sulla via del cinema, in sala di oratorio, del tipo: "Quando vidi per la prima volta Il sapore della ciliegia  al cinema S.Luigi (santo a cui sono dedicate moltissime sale oratoriali della provincia di Milano e, probabilmente, di tutt'Italia )...".

Paolo Castelli

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