• La missione del cinema è più quella di dirigere i nostri occhi verso gli aspetti del mondo per i quali ancora non avevamo ancora avuto sguardi, che non porre davanti a essi uno specchio deformante, sia pure di buona qualità.
    Erich Rohmer
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3. Per un viaggio angelico nell’'immaginario cinematografico

Iniziamo ora un veloce viaggio, assolutamente libero da vincoli di esaustività che necessiterebbero di ben altro spazio, attraverso alcune immagini dell'angelo che il cinema ci ha proposto fin dalle sue origini.

Senza nessun ordine cronologico e come se passassero davanti a noi in una fantasmagoria di volti, di gesti, di sguardi, di evocazioni,...ci ritornano in mente:

- gli angeli ieratici eppur 'sensibili' della Passion di Ferdinand Zecca (1905), una tra le tante "passioni di Cristo" del cinema muto ma forse una delle meno rigide e di cartapesta (anche nei gesti);

- il minuzioso e ossessivo lavoro sul tema del paradiso compiuto da Diane Keaton in Heaven (1986) che ricompone frammenti sparsi di film (tra gli altri: A Guy Named Joe di Victor Fleming,1943; A Matter of Life and Death di Michael Powell, 1946; Things to Come di William Cameron Menzies, 1936; Metropolis di Fritz Lang, 1926; Top Hat di Mark Sandrich, 1935; The Green Pastures di William Keighley/Marc Connelly, 1936;...) e di materiali d'archivio per suggerire un'idea di quel luogo e delle persone che vi abitano mixando queste immagini suggestive a interviste a personaggi spesso volutamente improbabili che ci raccontano il loro immaginario celeste.

C'è in Heaven, tra le molte invenzioni di montaggio e di accostamento, una citazione da Top Hat che suggerisce un'interpretazione angelica di un movimento di danza di Ginger Rogers che indossa uno stupendo vestito di piume bianche quasi a ricordarci che gli angeli sono tra noi (perlomeno sullo schermo);

- l'angelo interpretato da Bruno Ganz in Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders, 1987, che così confessa il proprio insostenibile desiderio di 'pesantezza':

«Sì, è magnifico vivere di solo spirito, e giorno dopo giorno testimoniare alla gente, per l'eternità, soltanto ciò che è spirituale. Ma a volte la mia eterna esistenza spirituale mi pesa. E allora non vorrei più fluttuare così, in eterno: vorrei sentire un peso dentro di me, che mi levi questa infinitezza legandomi in qualche modo alla terra, a ogni passo, a ogni colpo di vento. Vorrei poter dire "ora", "ora", e "ora". E non più "da sempre", "in eterno"...».

- Il volto di Crocodile Dundee (Paul Hogan) che si trasforma in un angelo, dal passato criminale,  nel para-remake di Il paradiso può attendere rappresentato da Un angelo da quattro soldi (Almost an Angel) di John Cornell, 1990;

- L'indimenticabile Clarence (Henry Travers), angelo di seconda classe, di La vita è meravigliosa (It'a Wonderful Life) di Frank Capra, 1946, che si fa promettere nell'incipit del film:

«Signore, se porterò a buon fine questa missione, (...) potrei avere poi le ali?  Sono più di duecento anni che le sto aspettando, e già si comincia a mormorare»;

- Il conturbante angelo  pop interpretato da John Philip Law che dichiara lapidario a Jane Fonda: « Gli angeli non hanno  memoria.» in Barbarella di Roger Vadim, 1968.

- L'indimenticabile angelo  bianco e figura guida impersonato da Audrey Hepburn in Always di Steven Spielberg, 1989;

- L'angelo 'sterminatore', vestito di bianco e accanito lettore di Rimbaud venuto a mettere a nudo le contraddizioni borghesi, impersonato da Terence Stamp in  Teorema di Pier Paolo Pasolini, 1968;

- Gli angeli 'virtuali' di Rivelazioni di Bernard Levinson (1995) e di Johnny Mnemonic di Robert Longo (1995);

- L'angelo solitario, seduto sul ghiaccio, che ci volge lo sguardo ripetutamente nell'incipit del primo episodio del Decalogo (Dekalog, jeden) di Krzysztof Kiéslovski, 1989;

- Gli angeli dell'annunciazione godardiani (e perplessi) di Je vous salue Marie di Jean Luc Godard, 1984;

- Il vecchio che ha parlato con un angelo e gli angeli dei dipinti del finale a colori di Andrej Roublev di Andrej Tarkovskij, 1969;

- La voce fuoricampo dell'angelo Nastassja Kinski in Così lontano, così vicino (In weiter Ferne, so nah!) di Wim Wenders, 1993, che ci ricorda:

«Ogni cosa ha la sua stagione, e ogni evento sotto il cielo ha il suo tempo. C'è un tempo per nascere, un tempo per morire, un tempo per uccidere, un tempo per guarire, un tempo per piangere, un tempo per ridere, un tempo per cercare, un tempo per tacere, un tempo per parlare, un tempo per amare».

- La bellezza senza tempo dell'angelo che annuncia la resurrezione di Gesù in Il vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini, 1964;

- L'incipit a passeggio tra le nuvole degli angeli che devono scendere sulla terra per scongiurare un nuovo diluvio universale  nel  banale  Due come noi (Two of a Kind) di John Herzfeld, 1983.

- La figura angelica che salva il protagonista (Kevin Kline) di Grand Canyon di Lawrence Kasdan, 1991;

- Gli angeli-giocatori che ripopolano il campo da baseball di Kevin Costner in L'uomo dei sogni (Field of Dreams) di John Alden Robinson, 1989;

- La piccola statuina di angelo che Abel Ferrara situa nel taxi dove troverà la morte l'angelo nero Frank White (Christopher Walken) in  King of New York, 1991;

- La discesa agli inferi dell'angelo perduto Harry Angel (Mickey Rourke) in Angel Heart di Alan Parker, 1987;

- La lunga sequenza onirica in forma di fantasmagoria angelica che si trova al centro di Il monello (The Kid) di Charlie Chaplin, 1921;

- La lunga discesa dell'angelo (Charles Durning) che canta un motivetto country nel finale 'salvifico' di Mister Hula Hoop (The Hudsucker Proxy) di Joel Coen, 1994;

- L'angelo custode (Olimpia Carlisi) che nel primo episodio di Tu mi turbi (1983) ha abbandonato Benigno (Roberto Benigni) perchè troppo noioso;

- L'angelo Lynchiano  che compare nel finale di Fuoco cammina con me (Twin Peaks - Fire Walk With Me, David Lynch, 1992);

- La commovente 'messa' (in scena) cinematografica, in bianco e nero, della Vergine degli angeli di Giuseppe Verdi, orchestrata da Charles Sturridge nel film polifonico Aria (1987);

- Il quadro del secentista Andrea Commodi che dà il titolo a La caduta degli angeli ribelli di Marco Tullio Giordana e (1981) e «raffigura la cacciata di Lucifero dal paradiso, angelo ribelle come è ribelle Vittorio alle sue origini borghesi prima e alla lotta armata poi»;  

- Le figure angeliche  evocate  sotto un cielo di stelle da Mallory (Juliette Lewis) in Natural Born Killers di Oliver Stone, 1994;

- L'ingombrante arcangelo Micheal (John Travolta) della favoletta new age diretta da Nora Ephron (1997);

- Gli angeli dolenti e al contempo 'cinici' che compaiono in Totò che visse due volte di Ciprì e Maresco (1997);

- ... e poi innumerevoli altri angeli che attraversano lo schermo (a volte sotto le spoglie di pericolosi 'fallen angels' femminili - alias dark ladiesaltre volte di bianche apparizioni di luce - l' Angel di Lubitsch incarnato da  Marlene Dietrich -  altre, ancora, di suore e di infermiere a cui il termine angelo nei titoli dei film allude - ad esempio: L'angelo biancoL'angelo del dolore (1946); (1955) di Matarazzo impersonato da Yvonne  Sanson in

- ... e infine tutta una serie di titoli che trafficano con gli angeli ma che poi non hanno niente a che fare con queste creature (se non per allusione  simbolica trasversale):

The Angelic Conversation di Derek Jarman (1985), Poussiére d'ange un noir di Edouard Niermans (1987), Angel di Neil Jordan (1982), la biografia di Janet Frame:Un angelo alla mia tavola di Jane Campion (1990), Angel Dust di Sogo Ishii (1994), il 'saggio' su Los Angeles Angel City di Jon Jost (1977), Les anges du péché di Robert Bresson (1943), Angeli senza paradiso di Ettore M.Fizzarotti (1970) film di culto con Al Bano e Romina, L'angelo della vendetta (Ms.45, 1981) di Abel Ferrara e molti altri ancora...