• La missione del cinema è più quella di dirigere i nostri occhi verso gli aspetti del mondo per i quali ancora non avevamo ancora avuto sguardi, che non porre davanti a essi uno specchio deformante, sia pure di buona qualità.
    Erich Rohmer
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Se ne avessi il tempo,...mi piacerebbe trovare un itinerario che, attraversando tutta Parigi, passi soltanto per strade che cominciano con la lettera C. (Georges Perec - Specie di spazi).

Se ne avessi il tempo, mi piacerebbe trovare un itinerario che, attraversando tutta Parigi, passi soltanto per le strade che sono comparse nei film di Rohmer (Paolo Castelli - Specie di saggi).

 

1.1 Paris vu par... le cinéma

Parigi è una delle città più raccontate dal cinema, Parigi anche recentemente è stata consacrata da film americani come Forget Paris e French Kiss, a Parigi si ambientano i flash-back di Casablanca, Parigi è contenuta nei titoli di alcuni film : Parigi brucia?, Parigi di notte, Parigi è sempre Parigi, Una parigina, Parigi o cara, Paris Blues, Paris by Night, Paris Palace Hotel, Paris, Texas (ma è un'altra Parigi), So This is Paris, La traversata di Parigi, Paris nous appartient,Un americano a Parigi , Sotto i tetti di Parigi, Sous le ciel de Paris,....

Parigi è forse anche l'unica città, al mondo, che conserva memoria del suo immaginario attraverso la Videothéque de Paris.

- Parigi è sempre stata uno dei set naturali del cinema francese, ma è con la Nouvelle Vague che la città 'reale' è diventata parte integrante delle storie di Godard, Rivette, Truffaut, Malle, Resnais,… e alcune zone, alcuni luoghi (un solo esempio : Pigalle, la Place Clichy e la Trinité per I quattrocento colpi) depositari del segreto di un modo di rappresentare lo spazio urbano, nelle forme della deriva, del vagabondaggio, della fuga, dell'andare a zonzo, della passeggiata Baudelairiana.

Un altro luogo, anzi non-luogo come lo definirebbe Marc Augé, il metrò parigino, è diventato il ventre, il rifugio, la 'Twilight Zone' di molti film, da Pickpocket a L'amico americano, da Subway a Diva.

Ma queste veloci note ci porterebbero lontano dalla nostra indagine che riguarda la Parigi ri-visitata, a più riprese, dai racconti, sempre morali, di Eric Rohmer.

 

1.2 Paris vu par Rohmer

La Parigi di Rohmer ha sicuramente molto a che vedere con la Parigi della Nouvelle Vague, ma se ne distanzia subito per una puntigliosa fedeltà al rispetto topografico: i film di Rohmer sono realmente percorribili, non sono il frutto di un puzzle/patchwork di luoghi funzionali ad una storia.

Come il pittore de La collezionista deve essere 'vero', lo storico marxista e il prete di La mia notte con Maud devono esserlo anche nella vita reale, l'attrice che interpreta il personaggio della scrittrice di Il ginocchio di Claire è una scrittrice, così come si deve girare nel momento in cui la storia, stagionalmente, si svolge,...così la topografia dei film di Rohmer è rigorosamente rispettata.

 

1.3 Geometria dei luoghi e teoremi del destino

Il rigore geometrico dei luoghi è controbilanciato da una serie di teoremi del destino che ordinano e ordiscono le trame degli incontri e degli eventi in un gioco che si disvela come una 'grande teoria delle catastrofi' capace di spiegare e comporre dilemmi morali, congetture e confutazioni esistenziali.

Rohmer è il grande sarto di 'abiti' dei sentimenti e delle emozioni che cuce addosso ai suoi personaggi, per poi osservarli, con sempre rinnovati stupore e meraviglia, ma puntigliosa ironia.

I suoi personaggi sono attanti di un pre-ordinato disegno del caso (esteriore) e sintomi di uno stato di caos (interiore).

 

1.4 Dispositivo topografico e apparati topologici

Il modello che, a nostro parere, lega le diverse ambientazioni dei tanti film ambientati a Parigi da Rohmer è quello che unisce un dispositivo topografico, molto rigoroso e, a volte, molto circoscritto (che, di volta in volta, è rappresentato da un quartiere, da una piazza, da una stazione ferroviaria e dai suoi dintorni, da una ville-nouvelle, da un parco o da un insieme catalogato di parchi,...) a una serie di apparati topologici (ovvero quando i luoghi diventano configurazioni simboliche) che assumono le forme e le funzioni narrative ad essi preposti del girotondo, della giostra ('la ronde' di Max Ophuls), del labirinto, della scacchiera, del castello dei destini incrociati, della tela di ragno,...

Alcuni film sono certamente più emblematici degli altri ma il modello descritto permette di leggere molte delle opere di Rohmer in termini di congegni spazio-temporali (Mikhail Bachtin li chiamerebbe crono-topi) che si dispiegano su mappe già preordinate e più volte percorse che, a loro volta, mettono in scena mancati incontri, agnizioni, coincidenze, derive, fughe, rincorse, incroci casuali, piccoli miracoli,...

Lo spazio urbano è lì nella sua letterale (si può anche verificarla sulla mappa) consistenza ma, per Rohmer, è già spazio scenico, luogo delle finzioni e dei misteri umani, teatrino di possibili e infinite serie di combinazioni narrative, di storie 'proverbiali' e di riflessioni 'morali'.

 

1.5 Messa in scena/messa in quadro dello spazio urbano

La neutralità dello sguardo Rohmeriano sulla città è dettata da una scelta di finta assenza del regista onnisciente, i fili sono già tirati, la scacchiera è già predisposta, la giostra può cominciare a girare e solo in alcuni momenti bisogna suggerire l'idea dell'insieme per poi tornare ai personaggi e alle loro avventure, nel labirinto, nel castello, sulla tela di ragno,...dove sono stati collocati per vivere, per noi, i vari dilemmi, di volta in volta, messi in scena.

Parigi è davvero solo una grande immensa scacchiera, la giostra più pedagogica che si potesse scegliere.

 

1.6 Centro/periferia (Parigi/banlieue ; Parigi/villes nouvelles)

C'è un'altra grande configurazione urbana che domina lo spazio urbano di Parigi nei film di Rohmer ed è la dinamica centro/periferia.

Le banlieues come le villes nouvelles circondano il centro e rappresentano, per Rohmer, la possibilità di giocare con mappe più grandi, capaci di suggerire nuove riflessioni sulle scelte e sui costumi di chi vi vive, ma ancora una volta, crediamo, è la grande configurazione che lo affascina e che organizza e mette in atto nuovi ingranaggi narrativi e nuovi dilemmi da sciogliere.

I proverbi cambiano ma il dispositivo mantiene la sua rigida impostazione, è solo un po' più grande e richiede più tempo spostarsi al suo interno e l'apparato topologico ricorda di più la rete, la tela di ragno,...

 

1.7 Forme e figure della deriva urbana

 

Un film come Le signe du lion contiene una delle più vaste e articolate perlustrazioni dello spazio urbano parigino, ma c'è una sequenza che mette in scena una delle figure retoriche più care alla Nouvelle Vague: la deriva, la perdita di orientamento.

La città è percorsa a piedi e il personaggio, piano piano, come solo forse in certi Noir classici americani, scivola verso il vuoto, la sua 'erranza' si trasforma nella perlustrazione di un labirinto senza senso.

La stessa idea di deriva la si ritrova in una sequenza, di Le rayon vert, spesso dimenticata, in cui, il 27 Luglio, la protagonista, ritornata a Parigi, si trascina perplessa e depressa per i dintorni del Beaubourg fino all'approdo a un café dove, per caso, trova un'amica che le propone di usare la propria casa, libera, a Biarritz.

Ancora una volta, la città si pone come set interiore, 'realistica"'radiografia/topografia dei meandri dell'anima, delle fughe dell'io, dei giardini dell'identità.

[Segue: Paris, Paris: luoghi di una filmografia]