• La missione del cinema è più quella di dirigere i nostri occhi verso gli aspetti del mondo per i quali ancora non avevamo ancora avuto sguardi, che non porre davanti a essi uno specchio deformante, sia pure di buona qualità.
    Erich Rohmer
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3. Per un viaggio angelico nell’'immaginario cinematografico

Iniziamo ora un veloce viaggio, assolutamente libero da vincoli di esaustività che necessiterebbero di ben altro spazio, attraverso alcune immagini dell'angelo che il cinema ci ha proposto fin dalle sue origini.

2. Un angelo passa a 24 fotogrammi al secondo

- Perchè ci evitano sempre di più, gli uomini?
- Perchè abbiamo un nemico potente, Raphaela: gli uomini credono al mondo molto più che a noi.
- E per potergli credere sempre di più si sono creati un'immagine di ogni cosa. Con le immagini pensano di potersi liberare della loro angoscia, pensano di aver realizzato le loro speranze, appagato i loro piaceri, placato i loro desideri.
- Gli uomini non hanno assoggettato la terra: ne sono diventati sudditi.
(Gli angeli in terra Nastassja Kinski e Otto Sander in Così lontano, così vicino, 1993)

Figure angeliche nell'immaginario cinematografico

Un angelo passa.
- Naturale: è l'una e venti.
- E allora?
- Gli angeli passano sempre ai venti di ogni ora. (...) Ai venti (minuti), e anche ai meno venti.
(Henri Serre e Oscar Werner in Jules e Jim, 1961)

1.4 Cineclub Song

 

Capii che uno come me apparteneva ormai alla memoria
e che la memoria è l'unica cosa
che non si riesce a trasmettere
(Marcello Mastroianni in Verso sera
di Francesca Archibugi, 1990)

 

Abbiamo intitolato questo micro-paragrafo in questa maniera in omaggio al più che esaustivo capitolo Chanson dei cineclub contenuto in Buio in sala di Brunetta.
Il paradigma assoluto, metà-fisico e metà-reale, del cineclub/cineforum in Italia (non solo negli anni '50) è sicuramente il Circolo del cinema di Nocera Inferiore di C'eravamo tanto amati di Ettore Scola (1975).
Nel personaggio del film interpretato da Stefano Satta Flores “si riconoscono i tratti di decine di animatori, clerici vagantes, predicatori e missionari che sono riusciti a far circolare in sale sperdute, in ogni angolo della penisola, la stessa (o quasi) tensione ideale e ideologica della vita pubblica e a mantenerla spesso più a lungo che nelle fabbriche o all'interno delle istituzioni” (Brunetta).

1.3 Frammenti di una topografia perduta. Ovvero della "teatronomastica cinematografica"

Poi giunge la sera, in tutte le grandi città - blu chiaro, petto di piccione o grigio - nei tubi sottili si dibatte il serpente di fuoco:

Ars, Roxi, Empire, Plaza, Capitol, Crystal, Olimpia, Rialto, Tivoli, Savoy, Ermitage, Colisee, Gloria, Union, Astoria, Metropol, Meteor, Ritz, National, Strand, Forum -
non sono hotel, ristoranti,
sono sale cinematografiche
(Ilya Ehrenburg Usine des réves)

Ricordare la sala cinematografica vuol dire riconnettere le memorie individuali, gli immaginari privati con la Memoria e l'Immaginario collettivi:
"Vogliamo vedere come l'Homo cinematographicus abbia inscritto e incrociato la propria storia con quelle dei personaggi dello schermo e come tutti gli appuntamenti chiave della sua esistenza abbiano avuto per teatro un Bijou, un Alhambra, un Eden o un Lux..."  (Brunetta)
Memoria della sala cinematografica vuol dire anche nostalgia per il suono perduto di tanti nomi di sale ("sono nomi reali, miraggi, illusioni ottiche, invenzioni fantastiche?") che evocano emozioni, ricordi, incontri, amori, trepidazioni,...
Il mondo delle sale aveva una sua toponomastica particolare - a cui Brunetta dedica un intero capitolo - che oggi è difficilmente rintracciabile nel name landscape delle grandi città.